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Salute, nuove prospettive per il trattamento delle maculopatie

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Aggiunto da clservice in AUMENTARE VISTE
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Milano, 16 apr. (askanews) - La maculopatia, prima causa di cecità nei Paesi industrializzati e terza a livello mondiale, è una malattia che affligge ancora milioni di persone, ma da una quindicina d'anni il trattamento della sua forma più grave, la cosiddetta Amd umida, ha fatto passi da gigante. Merito dei farmaci che contrastano la formazione anomala di vasi sanguigni all'interno della retina, dai quali fuoriesce un liquido che provoca il rigonfiamento della retina e la progressiva perdita della vista. Se ne è parlato durante la seconda edizione di Eyennovation, congresso di oftalmologia organizzato da Novartis a Baveno, sul Lago Maggiore. Maurizio Parodi Battaglia, professore associato di oftalmologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano:
"La forma più comune è la degenerazione maculare legata all'età, numero due, nei nostri Paesi più industrializzati, è la retinopatia diabetica. Sono due grandi categorie che coinvolgono purtroppo moltissimi pazienti che richiedono molti trattamenti. Il problema è che questo trattamento deve essere ripetuto. Ha una durata di uno o due mesi, poi deve essere reiniettato nell'occhio del paziente. Il va e vieni dalla sala operatoria è dunque molto frequente, questo ha reso il trattamento in generale molto più ingombrante".
Per questo la ricerca si è concentrata sullo studio di molecole che durino di più, come conferma Federico Ricci, professore aggregato di oftalmologia all'università di Roma Tor Vergata:
"Vediamo che le cause di cecità legate all'Amd sono andate progressivamente scemando nel tempo perché fortunatamente abbiamo avuto i primi inibitori e poi via via degli inibitori sempre più efficaci e sempre più potenti come, alla fine, questo ultimo nato che il brolucizumab. È sicuramente molto efficace nel garantire un buon recupero dell'acutezza visiva, per lo meno paragonabile ad alcuni farmaci che attualmente sono i riferimenti di questa terapia. Non solo, è in grado anche di dare una maggiore protezione per quanto riguarda il fluido, cioè una capacità di inibire in modo più potente il Vegf e quindi limitare molto la perdita di fluido da parte di questi vasi neoformati nella retina".
La ricerca è dunque fondamentale, ma anche la diagnosi tempestiva per aumentare le possibilità di intervento e di salvataggio della vista.

Tags: MULTIMEDIA, news

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